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Come insegnare con le 100 schede didattiche del Manifesto

Il ruolo dell’educazione, ancor meglio il potenziale dell’educazione nella sensibilizzazione contro la violenza nelle parole Parole O_Stili lo ha capito subito, sin dall’inizio di quest’esperienza. Non è un caso che tre mesi dopo l’evento inaugurale di Trieste il Manifesto sia stato presentato alle scuole e subito dopo ci si sia messi al lavoro per offrire una proposta che consentisse di portare in classe i contenuti del decalogo. Sempre in uno stile di massima condivisione e partecipazione, fidandosi fino in fondo dell’intelligenza collettiva, una delle tante risorse del nostro essere umani e della Rete.

 

Con questi presupposti a fine ottobre è stato lanciato su Facebook un invito a collaborare, a cui hanno risposto 253 insegnanti e non solo, che hanno suggerito modalità concrete per insegnare con il Manifesto. Perché per dimostrare che “gli insulti non sono argomenti” si può partire dal Manifesto della Razza o dalla nostra Costituzione, ma anche dall’ultima canzone di Fabri Fibra, mentre per far capire ai più giovani che “le parole hanno conseguenze” forse non c’è modo più efficace che affrontare insieme la storia di Carolina Picchio; Seneca invece può aiutarci a sperimentare che “le parole danno forma al pensiero” e che quindi è bene prendersi tutto il tempo necessario per esprimere al meglio quel che si pensa, anche se si tratta di un semplice messaggio su whatsapp, mentre attraverso il gioco degli scacchi impariamo che “anche il silenzio comunica”.

 

 

Sono tutti spunti arrivati dal basso, da chi ogni giorno ha a che fare con bambini, ragazzi e giovani e sa, tocca con mano, che l’ostilità è in aumento e solo se possediamo le parole giuste possiamo restare umani in un contesto d’odio.

 

E c’è forse un posto migliore della scuola per imparare a maneggiare le parole? Per capire che possono essere piume o sassi? Per scoprire come nutrirle, in modo che possano crescere e adattarsi a ogni situazione? Le parole che scegliamo di usare, dentro e fuori la Rete, raccontano la persona che siamo e ci consentono di interagire, di partecipare, di fare i cittadini. Perché, come sta scritto in “Lettera a una professoressa” e come è stato riportato in una scheda, «è solo la lingua che fa eguali». Una lingua pregna di storia e di riferimenti, frutto del nostro stare insieme, fatta anche di segni e di relazioni: come quelle tra docenti e studenti che emergono nella loro ricchezza dalle prime 100 schede.
Solo un inizio per stimolare ciascuno e ciascuna di voi a mobilitare le competenze e a fare altrettanto nelle vostre classi: ne uscirà una scuola più creativa e una società meno ostile.

 

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