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In bilico tra la bellezza delle parole e il silenzio pieno di bellezza

Il Concorso nazionale di filosofia Romanae Disputationes ha sfidato quest’anno migliaia di studenti e docenti delle superiori a riflettere sul tema della bellezza.

 

In un momento della storia nel quale parrebbe che tutto sia orientato all’utile e al profitto e dominato unicamente dal potere e dalla violenza, abbiamo deciso di interrogarci sulla natura del “bello”, allo scopo di portare alla luce e riscoprire la misura autentica della vita degli uomini.
Tale misura, secondo noi, ha a che fare con l’esperienza di ciò che chiamiamo “bello”. Un bello che sia possibile rintracciare ancora oggi in un mondo confuso e disordinato; un bello nel quale si faccia presente una gioia duratura e gratuita; un bello destinato a non finire nel nulla e che ci salvi dalla distruzione dell’anima e del corpo; un bello non dimentico del vero e del bene. Come scrive John Keats nell’Endimione: «Una cosa bella è una gioia per sempre: / Cresce di grazia mai passerà nel nulla».

 

Nella scuola italiana, come nella società adulta, siamo sempre più immersi in attività relative alle nuove tecnologie, all’economia, allo sviluppo delle competenze trasversali, alle soft skills. Chi ama e insegna la filosofia, potrebbe sentirsi costretto a fare da cortigiano dell’homo oeconomicus e alla sua variante tecnologica dell’homo iphonensis, oggi dominante. Noi docenti delle Romanae Disputationes riteniamo essenziale che avvenga un riscatto delle cosiddette discipline umanistiche/teoretiche. Ciò che ci impone tale riscossa è il bisogno – sempre più evidente – dei nostri giovani studenti di trovare gli strumenti per cominciare la ricerca del senso della propria vita e del significato della realtà.

 

L’esperienza delle Romanae Disputationes da cinque anni testimonia proprio questa tensione attraverso la rimessa in discussione di parole antiche e sempre nuove: le parole della filosofia e della cultura occidentale – oggi a disposizione di tutta l’umanità globalizzata – come giustizia, sapienza, libertà, ragione, e bellezza.

Ma che cos’è, dunque, la bellezza? Esiste qualcosa che rende belle le cose belle? Se esiste, che cos’è? Fin dove ci può condurre una cosa bella? Di che cosa facciamo esperienza quando contempliamo qualcosa di bello? Proviamo a rispondere, tracciando una sorta di panoramica delle questioni connesse all’esperienza della bellezza, tradotte nell’orizzonte della filosofia.

 

La bellezza è un’esperienza che rompe la monotonia del tempo e fa vibrare tutto l’uomo, tanto la sua dimensione corporea e sensibile, quanto quella razionale e spirituale. Riflettere sulla bellezza, a partire dalla sua apparizione nel vissuto di ciascuno, costringe a capire il nesso tra il corpo e la mente, tra i nostri cinque sensi e la nostra dimensione cosciente e razionale che esprime giudizi e sentimenti. La manifestazione della bellezza apre alla domanda circa la verità e la precarietà di ciò che vediamo, sentiamo, ascoltiamo. L’esigenza del bello, innata in ogni uomo, può sfidare e mettere in discussione le pratiche etiche e politiche delle comunità umane. La considerazione delle cose belle mostra anche, in negativo, ciò che bello non è, ciò che spaventa e sconvolge l’animo, come il sublime, il brutto, il grottesco, etc. L’esperienza del bello ci chiede ancora oggi, nell’epoca della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte, di comprendere che cosa la renda possibile, finanche se sia producibile e fruibile anche da macchine o dispostivi dotati di intelligenza artificiale. La bellezza ci ferisce e ci richiama, attraverso una vibrazione inequivocabile, al nostro destino ultimo, al problema inaggirabile della vita e della morte.

 

Da questi pochi e sintetici spunti appare chiaro che sfidare i giovani sulle parole fondamentali della nostra storia è un lavoro educativo essenziale. Un tale lavoro apre inaspettate risposte da parte dei nostri giovani. I ragazzi, infatti, non aspettano altro che conoscere se stessi e comprendere l’esperienza che fanno; attendono adulti non cinici né disillusi che li accompagnino dentro le “segrete cose” attraverso parole adeguate, vere, profonde, coraggiose. Quando questo accade i frutti si vedono, come negli elaborati scritti e video in concorso alle Romanae Disputationes.

 

Riporto qui di seguito, a titolo di esempio e testimonianza, parti del testo elaborato da un team di studenti di una quinta liceo scientifico. Tale testo accompagna un video con immagini e musiche da loro realizzato, ed è nato a partire da un serrato paragone degli studenti con il contenuto della lezione inaugurale di Elio Franzini “La natura del bello”. I ragazzi del team erano affascinati dal rapporto tra bellezza e silenzio, ed eccone il risultato:

“Che cos’è la bellezza?

Armonia, proporzione, luce, forma, piacere?

Ma è ancora possibile la bellezza oggi?

[…]

Forse, a tutti, almeno una volta, è capitato di sentire il cuore stringersi. Ciascuno, anche se raramente, si è lasciato togliere per un momento il respiro, incontrando uno sguardo espressivo ha rinunciato alla parola, anche se per un solo istante. In un silenzio pieno ha lasciato parlare la parte più nascosta di sé, la parte più fragile ma, forse, la più vera.

In questa instabilità totale che è il quotidiano, pieno di imprevisti, stress e problematiche, il bello appare come qualcosa di inaspettato, come una novità che cambia il tempo e le esperienze, che ci cambia l’animo e lo sguardo.

Il bello ci permette di vivere e non più, solo, di sopravvivere.

La vita così può diventare una inesausta ricerca della bellezza.

[…]

L’uomo è quel vivente aperto al mondo, che sente l’urgenza di assegnargli un significato, che riconosce ciò che eccede la mera utilità delle cose e si lascia invadere dal sentimento di piacere.

Quel piacere deriva dal sentire le cose come gratuite o come fatte per un certo scopo.

[…]

Quando siamo umili e silenziosamente in attesa che il segreto delle cose ci si manifesti, riscopriamo la bellezza come un dono, un’offerta, un’illogica allegria, una disponibilità nei confronti del mondo.

La bellezza è la capacità di incontrare tutti, di interrogare ogni cosa chiedendone il senso e lo scopo.

“Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell’acqua, che camminano sulla terra, che volano nell’aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole… chi l’ha creata, se non la bellezza immutabile?”

Il silenzio è la testimonianza di una bellezza in atto che ci ha avvinto. Il silenzio è l’esito della vittoria della bellezza sulle nostre chiacchiere. Il silenzio è la dimensione privilegiata nella quale la bellezza è inviata a farsi avanti.”

 

Ancora oggi dunque possono risuonare parole buone, parole vere, parole belle, dentro e fuori la scuola, dentro e fuori di noi. L’esperienza consapevole della bellezza sarà per ciascuno l’occasione privilegiata per ritrovarci e rimetterci in cammino alla ricerca di “una gioia” che duri “per sempre”.

 

[Testo scritto da Marco Ferrari, ideatore e direttore di Romanae Disputationes, concorso nazionale di filosofia per scuole superiori].

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