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Pubblicato da - 7 settembre 2018

Il Comune di Latina sottoscrive il Manifesto della comunicazione non Ostile

 

 

Il Manifesto della comunicazione non ostile non coinvolge solo i singoli, ma è un’iniziativa che cerca di portare valore all’intera società tramite le sue differenti declinazioni.
La sua forma è “liquida” e trova significato in tutte le realtà che pongono l’umanesimo digitale come nuovo punto di partenza.
Molte istituzioni hanno deciso di sottoscrivere il Manifesto della comunicazione non ostile, tra queste il Comune di Latina, che su iniziativa degli assessori Silvio Di Francia, Cristina Leggio e Gianmarco Proietti, attraverso una delibera di giunta municipale hanno deciso di adottarlo come metodo per promuovere un uso consapevole e responsabile della comunicazione.

 

L’estratto della Delibera:

“Più di cinquant’anni fa una grande scrittrice, Natalia Ginzburg, sosteneva la “necessità di tornare a scegliere le parole, a scrutarle se vere o false”. Oggi, più che mai nella storia del progresso umano, l’avvento rapidissimo e straordinario della rete web ha offerto a ciascuno l’accesso alla comunicazione e un diritto di parola prima impensabili, ma reca con sé la responsabilità delle parole che si scelgono e la libertà di non usarle per offendere, mentire e diffamare. Le parole possono così, con una forza inedita, tornare a escludere e discriminare, ferire e colpire persone, famiglie, gruppi sociali e comunità.

Sui social media, ma non solo, si manifesta un’aggressività che travolge ogni limite e fa dell’oggetto della propria avversità non un avversario, ma un nemico da abbattere e umiliare. S’instaura così un clima di contrarietà diffusa che travolge ogni discorso razionale, impedisce il confronto e avvelena la stessa coesione sociale.

Non si propone qui la difesa dell’amministrazione pubblica – e di chi la rappresenta – dalle critiche, anche aspre e severe, da parte dei cittadini, singoli o associati; al contrario un clima avvelenato dalle minacce e dall’ostilità che si manifesta nella rete produce un rumore assordante che impedisce ogni dialettica e persino il conflitto tra idee diverse.

Non si tratta, dunque, di limitare la libertà di espressione anche nei confronti di chi ne abusa, si può, però, proporre una battaglia culturale contro l’uso di parole ostili e contrastare i danni che producono.

L’iniziativa del Manifesto registra una prima significativa reazione tesa a promuovere un uso consapevole del linguaggio sia da parte degli utenti della rete che da parte di chi ricopre cariche politiche o istituzionali”.

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