Indice di ostilità della campagna elettorale 2018

Abbiamo chiesto ad Ipsos di misurare – attraverso un’indagine demoscopica – la valutazione che gli elettori danno del tono e del linguaggio della campagna elettorale 2018.

L’indicatore di intensità dell’ostilità è il risultato di due variabili:
• La percezione di un linguaggio insultante da parte dei politici (l’indice di aggressività)
• La percezione della diffusione di notizie false o non credibili (l’indice di falsità)

L’analisi dei dati è il frutto della collaborazione con Assocompol (Associazione Italiana di Comunicazione Politica) che settimanalmente, anche alla luce dei fatti di cronaca, mette in evidenza alcuni aspetti dell’indagine.

6° settimana – 24/02 marzo 2018

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L’indice di ostilità resta stabile rispetto alla scorsa settimana; comunque più alto di un mese fa. A fine campagna inevitabilmente i toni si alzano e i contendenti cercano di enfatizzare ciò che divide da ciò che potrebbe unire. Le parole sono un ponte – dice il quinto punto del manifesto per una comunicazione non ostile – ma in quest’ultima settimana esse sono state usate soprattutto come barriere e confini. Se alcuni protagonisti della politica non hanno scelto le parole per farsi capire, altri le hanno spesso decontestualizzate, contribuendo a radicalizzare lo scontro. Anche i soggetti che hanno una pratica religiosa percepiscono l’ostilità della comunicazione politica. Chi non partecipa alle funzioni religiose è più preoccupato del clima aggressivo ma anche chi vi partecipa regolarmente; meno preoccupati – ma di poco – appaiono quelli che hanno una pratica religiosa occasionale o saltuaria.

Michele Sorice

Docente Luiss


5° settimana – 17/23 febbraio 2018

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In una campagna elettorale definita da più parti come particolarmente brutta, segnata da vicende di cronaca e accese polemiche politiche, l’indice di ostilità raggiunge il valore del 77% (+8% dall’inizio del mese). Contemporaneamente, l’indice di aggressività tocca quota 76%(+ 12 %) e l’indice di falsità si posiziona stabilmente sul 78%. Dai dati Ipsos emerge come la percezione dell’aggressività e della falsità nelle parole dei politici sia diffusa trasversalmente tanto tra i laureati (rispettivamente 79% e 83%) che tra coloro che posseggono la licenza elementare (73% e 77%). La trasversalità della percezione conferma il giudizio negativo espresso sulla campagna e rende ancora più attuale il principio del Manifesto della Comunicazione non Ostile che ci ricorda che le parole hanno conseguenze. Una consapevolezza che, a leggere i dati, non sembrerebbe essere condivisa dall’élite politica, salvo poi invitare ad abbassare i toni o correggere dichiarazioni avventate che producono effetti sul mercato finanziario. Con la disponibilità di una manciata di giorni prima del voto, sarebbe bello se i soggetti politici prendessero atto di questi dati e imprimessero una svolta decisa nella loro comunicazione. Sarebbe bello se accogliessero l’invito formulato più di trenta anni fa da Natalia Ginzburg ai suoi colleghi parlamentari: “Io credo che la vita del nostro paese diventerebbe migliore e più limpida se ognuno di noi si studiasse di vincere, almeno, intanto, l’oscurità del linguaggio, se si studiasse di indirizzarsi al prossimo con ogni parola, di non perdere mai di vista la realtà del prossimo, di non irriderlo, non truffarlo, non umiliarlo, non calpestarlo mai”. Sarebbe bello, ma è probabile che non accadrà.

Sara Bentivegna

Vicepresidente AssoComPol


 

4° settimana – 10/16 febbraio 2018

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La condivisione online è una responsabilità, non meno della produzione di un contenuto, come recita uno dei principi del Manifesto della Comunicazione non Ostile. È stato evidente questa settimana per un post razzista su Facebook relativo a un rifugiato che viaggiava sul treno senza biglietto, rivelatosi poi falso, e che ha prodotto una gogna mediatica nei suoi confronti e commenti violenti verso ogni migrante. Di condivisione in condivisione, 75.000 in totale, il post è diventato virale e ha partecipato alla diffusione di un clima di tensione e odio. Fino ad essere cancellato dall’utente che lo aveva postato dopo numerose polemiche e segnalazioni da parte di altri utenti.
È nell’ambito di una strategia di comunicazione di campagna politica che ha associato, sovrapponendole, immigrazione e insicurezza che vediamo crescere ulteriormente l’indice di aggressività percepita dai cittadini al 74% (+3% dalla scorsa settimana e +10% dopo i fatti di Macerata). L’indice di “falsità”, che misura il sentiment rispetto all’idea di circolazione di notizie false usate nella comunicazione politica, si mantiene stabilmente alto al 76% praticamente dall’inizio della corsa elettorale.
Nei dati IPSOS della settimana è la fascia elettorale 51-64 anni a percepire in modo più consistente l’aggressività (78%) mentre è minore nella fascia 18-34 (69%), come se tra i più giovani venisse riconosciuta l’aggressività della comunicazione politica anche come stile di campagna, come una retorica tra le altre. Per quanto riguarda la percezione di una campagna in cui prevale il “fake” come genere comunicativo, i dati sono mediamente più alti con ancora la fascia elettorale 51-64 anni a sentire particolarmente falsi i contenuti politici che circolano (81%) mentre i più giovani, 18-34 anni, si collocano in linea con la media (76%).
Se analizziamo, infine, l’indice complessivo di ostilità troviamo che in ogni caso quasi 3 elettori su 4 vivono un clima comunicativo teso e pieno di falsità. Questo pare essere un punto di non ritorno di questa campagna politica che vede la comunicazione elettorale nei media e online basarsi su accuse reciproche, argomentazioni polarizzate (pensiamo al tema immigrazione) e un frame costruito all’inizio da una politica degli annunci che ha alzato, di intervista in intervista, di talk show in talk show, la posta.

Giovanni Boccia Artieri

Università di Urbino Carlo Bo


 

3° settimana – 03/09 febbraio 2018

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Siamo in piena campagna elettorale e i fatti drammatici di Macerata non hanno certo fatto abbassare i toni. L’indice di aggressività (71%) registra un salto del 7% in una settimana, mentre l’indice di fake news rimane alto. L’indice complessivo è in risalita, ma non tutti percepiscono in ugual misura questo montare dell’ostilità. Con l’eccezione della Lega, nel centrodestra i toni ostili sono meno sentiti (67%) che nel centrosinistra, M5S e Leu (73-75%). I più infastiditi dall’ostilità sono indecisi e astensionisti. Uno dei principi nel manifesto della Comunicazione non Ostile recita «le parole danno forma al pensiero». I linguaggi politici aggressivi e gli insulti rilanciati su media e social formano il clima di opinione, che in campagna elettorale è un potente fattore di influenza. I politici lo sanno bene e usano la parola come una clava. I colpi forse attirano qualche voto in più ma aprono fratture insanabili nell’elettorato.

Giampiero Mazzoleni

Presidente Assocompol


 

2° settimana – 27/2 febbraio 2018

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Quanto ostile e fondata sulla disinformazione è, nella percezione dei cittadini, questa campagna elettorale?
Dalle prime rilevazioni condotte interpellando un campione stratificato e casuale di elettori nell’arco di queste due ultime settimane, l’Indice dell’Ostilità si attesta su un significativo 69/100.
Nel dettaglio: 64 intervistati su 100 credono che i politici stiano usando toni pesanti e un linguaggio insultante mentre per 74 su 100 le fake news sono una metodologia utilizzata in campagna elettorale.
Se, come recita il Manifesto della Comunicazione non ostile (dieci princìpi nati per ridurre i linguaggi negativi), “si è ciò che si comunica”, sarà interessante capire Se c’è una relazione tra disinformazione, aggressività e risultati di voto.
Perché in gioco c’è più della vittoria alle prossime elezioni: quante più cicatrici verranno generate da ostilità e attacchi personali tanto più difficile sarà, in futuro, convincere i cittadini ad avere fiducia nella politica.

Rosy Russo

Presidente Associazione Parole O_Stili


 

1° settimana – 19/26 gennaio 2018

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